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CHIEDI A ME

JAZZ & BOOK BLOG  a cura di Federico Fini (Chiediameblog)

 
 
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Merry Jazz Christmas

La playlist di Natale da ascoltare rigorosamente indossando un maglione con le renne.


Sono le 1.07 del 24 dicembre e ho appena finito di lavorare. Fossi un bartender mi riterrei fortunato, ma sul banco di lavoro finora mi ha fatto compagnia solo il laptop. Ok, mi merito di bere qualcosa e sfoggiare la mia bella Christmas jazz playlist, buona per il pranzo di Natale, ma non sono sicuro che davvero abbiate voglia di chiudere il vostro spirito in quei recinti familiari, bivacco di miserevoli vanterie. Non sono per niente certo che vogliate festeggiare. Il single malt è nel bicchiere, è notte e ho due playlist per le mani. Una da click baiting e un'altra che mi sentirei di consigliare a un amico. Di mestiere faccio il markettaro doroteo, per cui credo che finirò per pubblicarle entrambe, solo che ci metterò dentro anche la mia personale storia di Natale.


La prima playlist si chiama "Chiedi a me Happy Christmas". Potete darla in pasto a chiunque e nessuno si sentirà in diritto di biasimarvi. Poi giungerà il vespero e "finalmente anche 'sto Natale ve lo sarete levati dalle.." Per le anime più sensibili consiglio il John Coltrane di "Greensleeves", Ella Fitzgerald di "Sleigh Ride", Bill Evans di "Santa Claus is coming to town", zio Frank Sinatra con "Let it snow", Dexter Gordon Quartet con Have yourself a merry little Christmas.


Lo so, alcuni tra voi storceranno il naso, chiamati in mezzo all'agone a recitar loro malgrado la parte. Sono la schiera di coloro che se ne cata-fottono di tutto il marchingegno, della neve, dei millantati ricordi che sbaragliano la tavola imbandita e l'umano decoro. "E' Natale, ma non per questo ho smarrito il cervello appresso alle renne", vorreste gridare. Ecco, a questi, ai più riottosi è dedicata la seguente Jazz playlist dal titolo "Chiedi a me Before Night falls", che si ispira alla notte di Natale e più in generale alla voglia di restare per qualche decina di minuti in armonia con l'universo, persino con sé stessi.



Vi consiglio Paolo Fresu e Richard Galliano in "Que reste till de nos Amours", "Love theme from Spartacus" di Yuseef Lateef, "From Gagarin's point of view" di E. Svensson Trio, le immense "Autumn leaves" e "Blue in Green" di zio Bill Evans, "Rain" di Kenny Barron e Dave Holland, "Moanin'" di Art Blakey. Possibile che qualcuno al presentarsi del cappone, complici i primi fumi dell'alcol o qualche abborracciato decolté, vi ingiunga il perentorio "cambia", ma voi, armati di auricolari potrete sfidare il parentame e continuare a vivere nel vostro personale sistema solare.

A questo riguardo concludo con una breve storia di Natale.

Oggi ho pranzato con i miei piccoli. Ci siamo organizzati, fregandocene di un frigo putrefatto e della mia abituale insipienza culinaria. Hanno fatto quadrato attorno a me, felici di condividere del tempo tanto da trovare persino buono il mio riso in bianco, i pomodori morti e una fesa di tacchino miracolosamente non ancora scaduta. "Andrea, secondo te Babbo Natale perché non porta i regali ai bambini poveri..?" gli domando a bruciapelo. Non volevo ferirlo, ma in questo periodo le strade opulente destano in me istintiva ribellione. "Ti sbagli.." replica lui a bocca piena. "Babbo Natale porta i regali anche ai bambini poveri." Giorgia, 9 anni, atea rispetto alla fede natalizia, mi guarda attonita, temendo che voglia rivelare a suo fratello settenne l'inganno. Non mollo. "Quindi, secondo te, un bimbo in Africa della tua età, potrebbe ricevere una tastiera elettronica con i tasti pesati come quella che hai chiesto tu al vecchio?" Andrea ignora volutamente la mia ironia, ma si vede che è colpito dal dubbio. Giorgia smette di bere, alternando lo sguardo da me a lui, poi il piccolo ha un'illuminazione: "I bambini poveri non chiedono le tastiere. Loro chiedono da mangiare.." Dunque, il povero è condannato a restare tale persino nei sogni. Per un bimbo è una spiegazione logica, ma quel che è peggio lo è per molti adulti. Giorgia, rassicurata, si sporge per prendere l'ennesima fetta di formaggio. "E secondo te come fa Babbo Natale a portare i regali a tutti, in tutto il mondo, in una sola notte?" Andrea comincia a non apprezzare il mio dilettantismo, la sterile polemica. "Perché quando li porta dall'altra parte del mondo, qui è ancora il giorno prima..". Non mi basta. "Ma un giorno non gli è sufficiente.. e poi ci hai pensato a dove stia tutto il resto dell'anno?" "Al Polo Nord.." risponde Giorgia, come se avesse istintivamente dimenticato di non credere alla storia del vecchio. "Però nessuna spedizione di scienziati lo ha mai trovato.." Li incalzo. "Giurano di aver visto il mostro di Lock Ness in Scozia, ma mai qualcuno che abbia incrociato Babbo Natale.." I due piccoli si guardano senza trovare risposta. Eppure una ci sarebbe. Probabilmente il vecchio vive in un'altra dimensione spazio temporale. Per lui i nostri secondi sono giorni e i giorni, anni. Entra dentro da qualche crepatura, si insinua col costume da fesso, grasso oltre ogni rischio di sindrome metabolica e compie il miracolo che miracolo non è. Semplicemente ha tutto il tempo che occorre e quando ha finito richiude la crepatura e torna nella sua dimensione. Perciò nessuno le vede mai e per lo stesso motivo continua ad entrare nelle case anche se non abbiamo più i camini. Si tratta di fessure nel tempo che possono ricavarsi in qualsiasi luogo, che sia casa o grattacielo. Ma ciò che mi domando è perché lo faccia e soprattutto perché non porti i migliori regali ai bambini più poveri. Perché non eviti che muoiano affogati lungo le rotte del Mediterraneo o di fame col ventre gonfio e le mosche agli occhi. Poi penso che forse quel dannato vecchio li porta con sé, in quella crepatura, a cercare ciò che di qua manca e che ancora non troviamo, nemmeno il giorno di Natale.


Buone feste ragazzi, ci sentiamo presto.


Se ti è piaciuto il post, sappi che sei sul Jazz & Book Blog Chiedi a Me. Per saperne di più leggi "Evans, Coltrane e Akinmusire alla festa del Jazz & Book Blog "Chiedi a Me"!"

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Besos






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