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CHIEDI A ME

JAZZ & BOOK BLOG  a cura di Federico Fini (Chiediameblog)

 
 
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Il jazz di Akinmusire e altre storie notturne


Stanotte sono tornato nel mio locale preferito. Quello di cui ho parlato nel post Del negroni e altre notti. Nel frattempo tutto è cambiato. Tommy è in Sudafrica a inseguire il suo vino perfetto, Vanderson sta per partire per Hong Kong per trovare il sé stesso che lo aspetta laggiù da chissà quanto tempo e pure i ragazzi del bancone se ne andranno a breve. Daniel è pronto a fare società con un suo amico e aprirà un locale a Grosseto o giù di lì e il suo compare torna a Spoleto a fare altro. Sono uscito dal locale dopo aver assaggiato il gin Ondina (italiano, un botanico misto di basilico, rosmarino e ginepro), vodka Martini tagliato con molto limone (all'aspetto pareva un Dirty Martini) per renderlo ancora più da conversazione, vodka italiana rotonda e neutrale di cui non ricordo il nome e un negroni costruito utilizzando vermouth Torino Rosso con spiccato sapore di agrumi (non a caso combinato con il gin Rangpur Tanqueray, altrettanto agrumato). Ogni volta è un viaggio e non per via della gradazione alcolica. Finito con i ragazzi, siamo usciti in Santa Croce e ci siamo avviati verso via De Renai per andare a salutare Marco e Antonio, i barman dello Zoe. Pure loro se ne andranno questa estate. Tutti hanno un'idea in testa, tutti la inseguono e nessuno resta. Ho pensato che il tempo per essere sconfitto abbia bisogno che certe cose rimangano sempre le stesse, poi ho pensato che avevo torto.


Il tempo è come il jazz, si meticcia con tutto e niente resta uguale perché è nella nostra natura. Siamo essenzialmente nomadi, nota alta e nota bassa, risate, un bicchiere sporco, la storia di un dramma e qualche cazzata. Ed è giusto che ci muoviamo, andando a cercare i nostri sogni ovunque essi siano. Per questo ti consiglio di ascoltare Origami Harvest , il progetto di Ambrose Akinmusire pubblicato per la Blue Note nel 2018. Ambrose è un trombettista californiano classe 1982, pluri-premiato (nel 2007 vinse sia la Thelonious Monk International Jazz Competition che la Carmine Caruso International Jazz Trumpet Solo Competition). Il lavoro è nato quasi su commissione, ispirato da Judd Greenstein curatore dell'Ecstatic Music Festival. Lo scopo del progetto era studiare gli estremi (maschile e femminile, arte alta e bassa, passività e aggressività, improvvisazione e calcolo, America ricca e quella dei ghetti, hip hop e musica classica) e riconciliarli nel jazz. Ambrose a riguardo ha dichiarato: "In origine pensavo di averli sovrapposti talmente bene che sarebbe stato evidente a tutti che questi presunti estremi non sono poi così distanti. Ma non so se effettivamente è così." La riconciliazione, in realtà, non è l'arte di piegare rami diversi sino a congiungerli, quanto la libertà di andare a cercare la propria arte ovunque si trovi, liberamente. Credo che alla fine sia questo che sconfigge il tempo, per cui sono felice di non trovarvi, amici miei, ognuno perso nel proprio viaggio, come musica, come un cocktail. Per questo sono felice di consigliarvi l'ascolto non solo del progetto Origami Harvest, ma dell'artista Ambrose Akinmusire.


Se ti è piaciuto l'articolo e oltre a jazz e alcol, ti piace leggere, fai una cosa, vatti a vedere questo post da 3 minuti che parla di un romanzo da leggere assolutamente: Wonder di J. R. Palacio.


Se, invece , vuoi ascoltare una playlist jazz ti consiglio il post realizzato sul jazz scandinavo


Se vuoi approfondire la conoscenza di Ambrose Akinmusire ascolta anche il progetto When the heart emerges glistening


sassofono

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