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CHIEDI A ME

JAZZ & BOOK BLOG  a cura di Federico Fini (Chiediameblog)

 
 
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"Chiedi a Coltrane" e altri romanzi invisibili in libreria

Aggiornato il: 27 apr 2019

In libreria troviamo libri di grandi editori e poco altro, l'online diventa perciò l'unica salvezza. Il racconto dell'esperienza personale provata pubblicando un romanzo per una piccola casa editrice e nonostante ciò entrare nella classifica delle 50 novità più interessanti di Amazon.


Se uno fa un blog come questo, dedicato a romanzi, jazz, alcol e bagatelle è possibile che da qualche parte intenda andare a parare. Per carità, potrebbe trattarsi di un egocentrico all'ultimo stadio, uno che abbia tempo da perdere, un ricco figlio di papà in cerca di distrazioni, un semplice velleitario, o, magari, il puerile insoddisfatto che pretende all'ultimo tuffo di riscattarsi dalla banalità del proprio quotidiano. Oppure trattasi di me, non meglio e non peggio dei tizi sopra descritti, ma con uno scopo chiaro in testa.


Ho concepito il blog "Chiedi a me" a immagine e somiglianza (sono liturgico e pasquale dato il periodo) del romanzo "Chiedi a Coltrane" edito da Emersioni di cui il sottoscritto, Federico Fini, è autore. Il tempo che ho impiegato, che ho sottratto al sonno, a mia moglie, ai piccoli e persino al mio gatto stronzo Berlinguer è stato, quindi, speso per poter costruire un predellino alle mie idee, per divertirmi e per potermi garantire la possibilità di scrivere un secondo romanzo che ho già in testa, Se ti ho già convinto ecco il link per acquistare il libro, altrimenti prosegui nella lettura, così da poterti spiegare perché io e altri fratelli indie non siamo visibili in libreria (leggi il post "L'arte perduta" per saperne di più).


Adesso magari pensi che piuttosto di un predellino intenda guadagnare col romanzo Chiedi a Coltrane il salvifico successo letterario che cambi la mia vita? E che questa ansia mi tolga il senno, mi renda noioso e inutile come miliardi là fuori? Ok, va bene, capisco, ma forse non sai che per 18, dico 18 anni ho lavorato nell'editoria. So per esperienza che un successo nell'asfittico panorama narrativo italiano lo si raggiunge dopo aver venduto appena 10.000 copie che moltiplicate per 15 euro, prezzo di copertina, fanno 150.000 euro e che all'autore se gli va di lusso restano 15.000 euro lordi. Con 15.000 € lordi si cambia una vita o si ha ancora diritto al reddito di cittadinanza? Questa consapevolezza regala la possibilità di scrivere senza pensare al pubblico, (evitando così di farsi condizionare dai gusti di qualcuno che non sei tu), e di non scrivere quando non è il caso.


Comunque non preoccuparti. Chiedi a Coltrane venderà le sue brave 500 copie come lo splendido "L'ultimo salto del Canguro" dell'amico Paolo Vanacore e non potremo parlare di caso letterario, data la distribuzione inesistente in libreria della piccola e media editoria. Per poche che siano in valore assoluto queste eventuali 500 copie mi bastano e, comunque, nel frattempo mi godo di essere entrato in classifica tra le 50 novità più interessanti su Amazon!



Come ho fatto ad entrare in classifica tra le prime 50 novità di Amazon? Concentrando gli sforzi, con un po' di tecniche markettare e fregandomene di scrivere per il pubblico (è il miglior modo per far scattare il passaparola). Perché resti agli atti, sappi che la classifica allegata sopra è del 21 aprile 2019, il romanzo è in libreria dal 18 aprile e insieme al mio Chiedi a Coltrane sono uscite decine e decine di novità, molte pubblicate dai maggiori editori, che fameliche hanno cercato di entrare tra le prime, ma il mio bulldog Coltrane, grazie ai possenti molari non ha mollato la presa.


Ok, lo so, non ti basta. Sei uno scettico, un cartesiano puro. Obietti, dunque, se non ti ha preso un grande editore significa, comunque, che il tuo romanzo non vale niente ... Forse che sì, forse che no, ma, credimi, nessuno lo ha probabilmente letto. Gli editor leggono essenzialmente ciò che agenti di fiducia propongono loro. Io ho l'agente letterario? No e come me molti altri. Quindi, mi chiederai, stiamo parlando di un salotto che sceglie? In parte è così e nel vestibolo si perdono la maggior parte delle proposte letterarie non supportate da influenti presentazioni.


Ma posta l'invisibilità in libreria di cui sopra e la conseguente impossibilità di leggerlo, davvero Chiedi a Coltrane è un romanzo inutile? Una perdita di tempo per te nonostante la bella copertina, talmente bella che se l'avessi trovata sul prezioso tavolo delle novità di una libreria Feltrinelli, l'avresti sfogliato incuriosito? Quel tavolo vale davvero più del mio romanzo?


Chiariamo, intanto, di che parla Chiedi a Coltrane. Ecco di seguito la sinossi:


Trasferitosi in un appartamento insieme alla giovane moglie e ai due figli piccoli, Andrea riceve visita dal fantasma del proprio cane Col­trane, morto venticinque anni prima. L’uomo, dedito al jazz e agli eccessi della vita notturna, ha appena ri­cominciato a scrivere dopo anni di inattività. Alla ricerca di sé stesso e di una ragione per vivere, Andrea seguirà Coltrane alla scoperta di un mondo altro e di qualcosa che sta per accadere.


Se non ti basta allego il book trailer autarchico prodotto dal sottoscritto:




Ok, vuoi un estratto di Chiedi a Coltrane? Ti faccio leggere come inizia, almeno ti rendi conto dello stile.


Fai la cosa sbagliata

«L’amore non è per tutti!» le gridai, salendo in piedi su uno dei balcons del Pont Neuf.

Saranno passati vent’anni da quella sera. Un ragazzo polacco di cui non ricordo nemmeno più il nome ci aveva portati in giro per tutto il pomeriggio, indicandoci ad ogni via i bar più economici. Ero già mezzo brillo quando mi costrinse a varcare la soglia della chiesa di Notre Dame de l’Assomption. Lì c’era una congerie di tizi con guance più rubizze delle nostre. Venivano da Varsavia, Cracovia, Katowice. Si davano convegno proprio in quel posto, perché sede della Missione Cattolica Polacca. Fu tutto uno stringere di mani. Il mio amico, a ogni serrare di palmi, biascicava qualcosa a quegli sconosciuti in lingua madre.

«Gli sto dicendo che sei uno scrittore» mi spiegò. Allora ero abbastanza giovane e sventato da poter lasciare che mi si definisse così. L’odore di incensi, fiati alcolici e acque di colonia a poco prezzo mi dette presto la nausea. Insieme alla mia ragazza ci congedammo, tornando liberi a respirare l’aria gelida. Passammo per Rue Canbon. Non mi reggevo bene sulle gambe. Fiancheggiammo l’hotel Castille Paris, che illuminava la via a festa. Profumava di rose, rassicurante come una grande madre. C’era un via vai di volti pingui, donne bellissime e il vecchio Babbo Natale che benediceva la folla. Accanto all’edificio sorgeva la Maison Chanel, il primo atelier di Mademoiselle Coco. Da lì giungemmo finalmente a una fermata del bus. La tizia che mi ero portato appresso mi guardò, ostentando fastidiosa premura. In fondo avevo in corpo solo millantate pene e un po’ di vino. Volle a tutti i costi scendere dal tram all’altezza del Pont Neuf. Intendeva tornare il prima possibile al nostro ostello, rincantucciarsi con me come un cane fedele sotto le coperte. Con la scusa di proteggermi, provava costantemente ad allontanarmi dal mondo, consapevole di non avere altre armi per trattenermi. Scavalcai, allora, improvvisamente il balcon. Ero ubriaco e ciò che dissi fu, ridendo: «L’amore non è per tutti, nemmeno la vita!».

Sul ciglio in piedi, assaporai quell’attimo di miserevole celebrità. Lei più in basso piangeva spaventata, intirizzita dal freddo inverno. «Smettila Andrea, ti prego! Scendi!». Mi resi conto di quel che stavo facendo solo nell’attimo in cui mi lasciai andare. Le gambe tremarono durante il balzo. Era una sensazione di improvvisa consapevolezza e spavento. La codardia che vi si aggrappa come a dire: «Fermati! So di che pasta sei fatto». No, non lo sapeva. Per diventare se stessi occorre affrontare velleità, limiti, incidenti. Si scopre solo superandoli uno dopo l’altro, ciò che davvero possiamo essere.

Conviene sentirsi tali e quali a orfani, essere disposti a fare la cosa sbagliata, perché la verità è nel gomitolo informe, nell’irrisolto, nel pianto mortificato, nella vergogna, nella piega amara di un sorriso. Come quello che vidi sul volto di un amico. Sapevo che la sua donna lo tradiva, senza alcun futuro, senza ritegno. La tresca andava avanti da un paio di mesi. Mi disse: «La sposo». Lo scrutai. Aveva lo sguardo di un gendarme il giorno del giuramento. Pareva fosse consapevole di poterci rimettere l’osso del collo, ma ugualmente pronto all’eroico gesto e con una smorfia a metà tra rassegnazione ed eroico disprezzo, mi fissò. C’è chi ama le tigri non per domarle, quanto per vivere con loro nella giungla. Mi fidai, dunque, del potere di quell’amore ostinato, delle occhiaie della futura sposa, ormai logorata da tanta dissennatezza e scarso amor di sé. Mi fidai e non dissi niente, lasciando che il rito si compisse.

Fare la cosa sbagliata, questo è il succo. Scavalcai il balcon, senza sapere cosa avrei trovato. Mi venne in bocca per il sobbalzo il sapore della zuppa di pesce, aromatizzata con zafferano e Pastis, e dei crostini in salsa d’aglio che avevamo mangiato poco prima consigliati da quel maledetto polacco. Se non fossi morto per via delle acque gelide, lo sarei stato sicuramente a causa della cattiva digestione.

Il balzo mi venne incerto tanto ero zeppo di vino. Finire nelle gelide acque della Senna imbacuccato dentro un cappotto non sarebbe stato annoverato tra le imprese più geniali della mia breve vita, ma sotto i balcons del Pont Neuf ci sono le balaustre e il volo durò lo spazio di una frase. La giungla non è per tutti, signori miei. Il resto è soltanto vita.


Allora ti domando: è davvero inutile leggere un libro solo perché non è pubblicato da un grande editore? Solo perché non lo trovi a mucchi in una grande libreria? Non è, invece, che la nostra libertà la si esercita anche nel cercare fuori dal sentiero? Nel pretendere le storie che più ci somigliano, ovunque esse siano? Ho passato lunghi pomeriggi in mezzo alle bancarelle, poi è spuntato internet e ho scoperto che esisteva l'universo intero. Stiamo diventando il mainstream che vogliono o, forse, lo siamo già. Non so neppure quante copie siano state stampate del mio romanzo, ma so che ho dalla mia parte l'online e il print on demand. Se del primo il mio blog e l'essere entrato nella speciale classifica di Amazon tra le prime 50 novità ne sono la prova, il secondo rappresenta la possibilità che se il libro è ordinato possa essere continuamente ristampato. Per cui puoi acquistarlo cliccando qui. Fallo se pensi che ciò abbia un senso, anche per il solo gusto di scoprire e divulgare grazie al passaparola qualcosa che ti è piaciuto.


Un'ultima annotazione: nel mio romanzo c'è tanto jazz fin dal titolo e un barman. Per quel che concerne il jazz il motivo è che è la sola musica che rifiuta l'imposizione orchestrale e la melodia in quanto fine ultimo e ripetitivo dell'esecuzione. Il riff è un pretesto per suonare, ma la verità, come la migliore musica, non è mai soltanto orecchiabile. Perché il nostro cuore la intenda occorre alludere ad essa, mai suonarla o raccontarla per esteso. Alla fine del romanzo troverai, inoltre, una playlist dei brani che sono stati "suonati" in ogni capitolo e, dato che il jazz è così centrale rispetto al romanzo, nei prossimi mesi faremo qualche data insieme io e Francesco Cusa , o, diciamo meglio, che avrò l'onore di esibirmi con Francesco, batterista jazz che ha suonato con tutti i migliori (leggi qui il post a lui dedicato), per presentare il mio romanzo e i suoi splendidi racconti in un reading e musica che spazierà dalle nostre cose alla scrittura musicale di Celine e ai diversi incroci tra letteratura e jazz (Murakami, Toni Morrison, Kerouac, etc), fino ai suoi splendidi assoli di batteria. A breve le date. Playlist e esibizioni jazz servono ad uscire dal guscio, a cercare di rendere fruibile e pop (o, meglio, jazzy) ciò che altrimenti viene confinato in mortali presentazioni di autori tediosi e autoreferenziali.

Per quanto riguarda, infine, il barman descritto in Chiedi a Coltrane esiste davvero e interpreta il regno della notte di cui indubbiamente merita lo scettro. Tommaso è fiorentino, ha storie da raccontare e saggezza per districarsi nell'oscurità, così come nella luce abbagliante del giorno. E' descritto nel primo post pubblicato su questo blog. Scopri di più cliccando qui.


Ah, a proposito, te l'ho già detto che su Amazon puoi comprare Chiedi a Coltrane?


Buona lettura.


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