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"Bill Evans, a portrait": un video e una jazz graphic novel



Per tutti gli affezionati del blog Chiedi a Me e più in generale per i molti appassionati di Bill Evans, un video che riassume le persone, le passioni e i luoghi di riferimento di uno dei più grandi pianisti della storia del jazz.

Si tratta di un collage di immagini frutto della ricerca che ho fatto per scrivere "Bill Evans, a portrait", una graphic novel splendidamente illustrata da Valerio Pastore (leggi qui del suo "Raymond Carver, una storia").

Si tratta delle due ore dopo la morte di Bill Evans. Una passeggiata immaginaria prima che Bill si ricongiunga al suo destino. Spero, nell'averla immaginata e realizzata, di essere stato all'altezza della sua gentilezza e del rispetto che merita.

Lo dico agli impazienti: la graphic novel sarà pronta entro la fine dell'estate e ci auguriamo a breve di definire accordo con editore o altre forme utili a proporla anche online, magari a puntate. Siamo liberi di scegliere e vedremo cosa sarà più utile. Di certo mi sento sin d'ora di ringraziare il pianista Luciano Troja per l'incoraggiamento e i consigli (scopri lo splendido "At Home wit Zindars", un prezioso lavoro dedicato alla figura di Earl Zindars e al suo rapporto con Bill Evans) . Luciano oltre che amico e pianista di rara bravura è un esperto assoluto della musica di Bill Evans (ha avuto anche la fortuna di ascoltarlo dal vivo a Londra nel 1980).





Per seguire meglio il video alcune note che continuerò a pubblicare anche nelle prossime settimane. Bill Evans nasce a Plainfield, New Jersey, il 16 agosto del 1929 e muore a New York il 15 settembre 1980, presso il Mountain Hospital. In mezzo c'è tutta la sua vita e la sua musica. C'è la storia del jazz, ci sono fatti e persone che per lui sono stati determinanti. Come un battito d'ali di farfalla, il suo semplice esistere ha cambiato la vita di molti, me compreso. Una sorta di effetto domino inarrestabile che scaturisce dalla credibilità, dalla rilevanza della sua musica e dall'empatia che sorge spontanea nell'avvicinare la figura alta ed elegante, la naturale gentilezza, la profondità del suo legame con la musica. Bill Evans è stato ed il suo semplice passaggio ha cambiato il corso delle cose. Il mondo ha in qualche modo deviato senza che lui lo volesse, ma tale è stata la sua forza sincera, la devozione verso la bellezza e l'autentico che anche la sordità, la pigrizia dell'essere umano si sono piegate, inchinandosi al suo passaggio.


Bill Evans è stato, ma non invano, di certo non come musicista, ma nemmeno come uomo. Ha trascorso gli anni del servizio militare in Marina insieme all'amico e compositore Earl Zindars. Hanno mutuato l'uno dall'altro un amore emblematico per il 3/4, per il senso dell'eterno ritorno che è proprio del valzer, per l'appassionata vicinanza e ironico distacco che la vita induce nei confronti di sé stessa. Earl e la moglie Anne, le figlie Karen e Helene sono state la sua stessa famiglia. Bill fu il testimone di nozze di Earl ed ha spiato con stupore e ammirazione l'amore e la forza che occorre per crescere radicare il sentimento. Tale e quale all'amore per le rose che Earl coltivava con pazienza nel suo giardino per donarle alla moglie Anne. Ma c'era una breccia in Bill, una ferita, qualcosa di non suturabile che ha continuato a sanguinare nel corso degli anni e a ogni strappo, ad ogni dolore, ha perso sangue. Così è stato per la morte del contrabbassista Scott LaFaro nel 1961, altro genio. 4 dischi insieme, la storia del jazz scritta. Due caratteri che non nascevano per andare d'accordo. Bill Evans introverso, anche se incline all'ironia. Scott Lafaro esuberante, persino arrogante quando andava a sfidare gli altri contrabbassisti nei locali a tarda notte. In comune avevano una devozione assoluta per la musica e Scott per questo non tollerava la sua debolezza nei confronti delle droghe. Erano già passati due anni da "Kind of Blue" (leggi qui la genesi di Kind of Blue"). Lo stesso Miles Davis ammetterà nel 1984 che l'album era nato ascoltando lo stile cristallino di Bill Evans. Miles, un'altro dal carattere diverso da Bill, eppure un'altra figura di riferimento. L'uomo che aveva abbandonato la musica per 4 anni, dal 1975 al 1979, ormai prigioniero di droga, alcol e devastazione fisica, tanto da perdere persino l'imboccatura necessaria a suonare la tromba. Bill Evans non era così. Lui per quanto stesse a pezzi, che usasse eroina o coca, non aveva mai smesso di suonare. Non c'era mai stato un solo giorno della sua vita che non si fosse seduto al piano. Bill Evans era l'amore per la musica. Un amore unico e profondo che lo aveva assoggettato dandogli tutto, ma, altrettanto, prosciugandolo.


To be continued.. Besos.


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Ascolta "Waltz for Debby", il brano composto da Bill Evans per la nipotina, figlia del fratello Harry.


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Consiglio di leggere anche:


L'articolo pubblicato sul grande Lee Konitz. Clicca qui.


L'articolo pubblicato su McCoy Tyner a seguito della sua morte. Clicca qui.


L'articolo pubblicato su Ferdinando Romano, uno dei migliori contrabbasisti italiani col suo album d'esordio Totem feat Ralph Alessi


Theo Cross con "Fyah" uno dei migliori lavori del 2019, esempio della nuova scena jazz londinese.


L'ultimo post che magari non hai letto è su Legacy dei Pericopes + 1, pubbllicati dalla magica Auand, etichetta italiana che sforna talenti jazz. Secondo me è meglio se ci dai un'occhiata


Se vuoi ascoltare alcune mie playlist clicca qui , oppure ascolta la mia playlist su Bill Evans.


Per saperne ancora di più, compresi i dati di lettura de blog leggi "Evans, Coltrane e Akinmusire alla festa del Jazz & Book Blog "Chiedi a Me"!"


Se vuoi scoprire i Ghost Horse col loro splendido "Trojan", menzionato da Musica Jazz come uno dei migliori progetti jazz dell'anno clicca qui.


Se hai voglia di saperne di più sul mio romanzo "Chiedi a Coltrane" edito da Emersioni (non te lo consiglio) clicca qui;


Se, invece, vuoi conoscere la miglior graphic novel degli ultimi anni leggi il post su "Raymond Carver, una storia".



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