©2018 by Federico Fini. Proudly created with Wix.com

CHIEDI A ME

JAZZ & BOOK BLOG  a cura di Federico Fini (Chiediameblog)

 
 
  • chiediameblog

10 jazz album: 6 "Crescent", "Blue World" & "A Love Supreme" di John Coltrane

Aggiornato il: 22 set 2019



6 mesi da ricordare: da giugno a dicembre del 1964 John Coltrane registra col suo Classic Quartet presso i Van Gelder Studios a Englewood Cliffs nel New Jersey 3 diversi progetti, tra cui il postumo Blue World che uscirà tra pochi giorni (settembre 2019).


Ci sono giorni, mesi che segneranno le nostre vite, ne devieranno il corso come onde incontenibili, bruciature dell'anima che resteranno impresse nello spirito. Per le farfalle mesi, giorni, hanno un significato addirittura epico. La loro vita brucia, arde vivida come fosforo, rischiara la notte, si consuma e ogni istante del loro sentire vale la vita intera di una stella. John Coltrane era una farfalla, una geniale farfalla. Nel 1960 forma il suo primo quartetto e a luglio del 1967 muore a poco meno di 41 anni dopo aver rivoluzionato il mondo del jazz. John Coltrane era una dannata, bellissima farfalla.


Il tempo ammazza tutti, è vero, ma non liquida subito le sue vittime immergendole nell'oblio. Prima drammatizza il senso stesso della loro esistenza, contribuendo così a far scaturire la bellezza, ergendola a baluardo contro il niente da cui noi tutti nasciamo e a cui tutti torniamo. Personalmente me ne frego del tempo. Adesso, ad esempio, sono nei Van Gelder Studios con John Coltrane. Silenzio, dannazione, farò di certo silenzio e terrò il romanzo che ho scritto Chiedi a Coltrane nella sacca. Alla prima occasione gli dirò, nel mio stentato inglese, che... Non lo so, qualcosa inventerò.. Dunque, andiamo con ordine: John è entrato nei Van Gelder Studios di Rudy Van Gelder il 27 aprile 1964 insieme al suo Classic Quartet composto da McCoy Tyner (piano), Jimmy Garrison (contrabbasso), Elvin Jones (batteria). Deve registrare un lavoro per la Impulse! Records. 5 tracce, una prima spinta per allontanarsi da quanto aveva sin lì registrato con la casa discografica. Il primo brano che dà il titolo al progetto è Crescent. E' quasi dispotico, un assolo eseguito al sax tenore a cui il restante terzetto copre esclusivamente le spalle. Gli offre groove su cui il virtuosismo cresce continuamente. Tiro fuori dalla sacca un foglio bianco e una matita. Comincio a tracciare delle linee che s'inerpicano secche, staccano frequenti, segnano suntuosi spirali e grovigli. Sono una capra, lo so, ma se devo descrivere la musica del sassofono tenore di John Coltrane, l'unico modo che ho è disegnarla. Occorrerebbe avessi l'abilità di un calligrafo. Ripiego il foglio di carta. Le registrazioni vanno avanti da fine aprile al primo giugno. In Lonnie's lament resto impressionato dall'assolo di Jimmy Garrison. 3 minuti di bellezza, scelta delle migliori soluzioni, empatia. L'empatia è un ponte che conduce l'arte dritta al cuore, scava grammi di carne e le consente di divenire parte di noi. Non so se in quel periodo John avesse più problemi di sempre con la droga, ma di certo è in evoluzione, sta cercando qualcosa, spinge senza sapere ancora esattamente dove. Lo stesso uso degli assoli dei componenti, il dialogo che talvolta instaura con Elvin Jones, sono tracce di un cammino che è appena iniziato.

Elvin ha quella tessitura musicale che pare fatta a posta per allevare melodie rampicanti e beat afro che racchiude in sé lo spirito animistico che serve a John come booster per arrivare un pezzo più vicino a Dio. Se ne vanno. Non ho avuto il coraggio di fargli vedere il mio romanzo e neppure di dirgli che il lavoro che hanno fatto sembra qualcosa prima di qualcos'altro. Non credo l'avrebbero presa bene. Tanto di lì a poco ritorneranno nei Van Gelder Studios. Un tizio che John ha conosciuto, un regista canadese, tale Gilles Groulx gli chiede di fare la colonna sonora del suo film "Le chat dans le sac". L'ho visto. Figo! Non ci ho capito granché perché è in francese ma è girato in modo formidabile. Una nouvelle vague personale, esteticamente scabra e al tempo stesso ricca di bellezza, in bianco e nero. Ogni tanto mi lasciavo andare abbandonando la mia ignoranza linguistica per concentrarmi sul percepito ed era bellissimo entrare nelle vite dei due giovani protagonisti quasi che fossi coinquilino del loro appartamento dove fumavano di continuo e bevevano e parlavano e io ridevo, ridevo con loro. Empatia, l'empatia funziona. In fondo vivere è saltare da una vita all'altra, conoscere il più possibile delle proprie vite possibili, imprimersi bruciature qualora occorra, ma vivere. Mi sono domandato se davvero al film occorresse proprio la musica di John. Si tratta di alcuni take di Naima e altra roba. Naima è eterea, forse, non si presta alla ricerca ansiosa di vita che è nei giovani protagonisti, poi compare Blue World. Ha la costruzione di Crescent. Il quartetto serve soltanto per costituire un tappeto, raffinato, solido, ma pur sempre un tappeto col piano di McCoy che è esclusivamente percussivo, ma l'assolo di John in Blue World ha ancora più potenza rispetto a quello di Crescent., alza la voce verso il Cielo.

L'industria discografica è davvero curiosa. Un geniale manager, quando gli hanno chiesto che fare dei master non pubblicati ha omesso di controllare se ce ne fossero di preziosi e al fine di fare spazio nei magazzini della Impulse! ha fatto un vago segno con la mano e dato l'ordine. "Distruggete pure.." Poi Naima ha ritrovato la registrazione che John conservava e la casa discorgrafica l'ha digitalizzata. 37 minuti di musica che apprezzeremo da ottobre 2019 e che in parte ho già ascoltato grazie al film. 37 minuti che non cambiano l'orizzonte Coltrane. In Blue World il quartetto era ancora in viaggio verso la meta, per di più portando un bagaglio costituito in parte da esecuzioni di brani già conclamati. La stessa uscita di Both directions at one, registrata nel marzo del '63 e uscita lo scorso anno, a dire il vero non ha aggiunto niente. E' come aver rinvenuto un quadro a firma di un genio, che si colloca in un periodo, lo documenta con maggiore dovizia di particolari, ma il prima e il dopo è già stabilito. E il dopo è A Love Supreme, è questa la terra di approdo. Dicembre del 1964. Io stavo lì, seduto su uno sgabello negli Studios Van Gelder, rinfreddolito ad attendere. Il vantaggio di essere un ologramma che proviene dal futuro è conoscere già tutte le mosse in anticipo. Li vidi entrare tutti e quattro, sembravano più tesi di sempre. Il progetto era ambizioso. Un concept album, una suite in 4 parti dedicata a Dio: Acknowledgement ("presa di coscienza"), Resolution ("risoluzione"), Pursuance ("conseguimento"), e Psalm ("salmo"). Pare che John, appassionato di Joga, durante una delle sue meditazioni fosse entrato in contatto con l'Altissimo e avesse capito il da farsi. In Acknoledgement il contrabbasso di Jimmy Garrison suona ossessivamente una frase umana: "A love supreme". Lo fa da subito, per tutto il brano, fino a che la stessa voce libera del tenore di John non giunge alla presa di coscienza e a ciò seguono le voci dei musicisti, Hanno capito, hanno seguito John e alla fine hanno compreso quel che dovevano fare. La costruzione proviene da Crescent, dalla stessa Blue World, ma adesso è qualcosa di profondamente diverso, perché inserita in un progetto nuovo e altissimo. In Resolution e Pursuance cresce fortemente il peso di McCoy Tyner e di Elvin Jones. In Pursuance Elvin sembra concludere il brano che, invece, si riapre con uno splendido assolo di Jimmy Garrison. Stanno suonando direttamente seduti accanto a Dio, mentre questi tamburella con le dita. Il salmo finale, la gloria della purificazione è un intricato dialogo di timpani, piatti e di John che rende omaggio allo Spirito Santo. Mi guardo intorno. Possibile che in quella sala di registrazione, in soli 6 mesi, la splendida farfalla chiamata John Coltrane abbia costruito questo meraviglioso ponte tra la musica e il naturale bisogno umano di rapportarsi con l'infinito, col niente che ci ha partoriti? Guardo il mio romanzo e decido che va bene così. Siamo tutti fantasmi, magari ci incontreremo un'altra volta, da qualche parte e magari dirò qualcosa a John legato alla sua musica, al peso che ha avuto su di me o gli dirò soltanto che gli ho voluto bene, a lui e a tutti i ragazzi della band.


Se ti è piaciuto il post ti consiglio di leggere la serie di articoli dedicati a 10 dischi da conoscere assolutamente. Inizia da scoprire cosa hanno a che fare Bill Evans e Luciano Troja, rispettivamente con "Explorations" e "At Home with Zindars". Da qui in poi troverai tutti i link che ti serviranno.


Considera, infine, che sei approdato in un blog di libri e jazz. Se ti piacciono i romanzi ti consiglio di leggere anche il post Romanzi ispirati dal jazz oppure "Chiedi a Coltrane e altri romanzi invisibili in libreria" tenendo conto che "Chiedi a Coltrane" è il mio romanzo.


Un romanzo che ho particolarmente amato e recentemente recensito è Tutto quello che è un uomo di David Szalay. Clicca qui per leggere la recensione.




350 visualizzazioni
sassofono

CONTATTI